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sabato 16 maggio 2009

Rainer Maria Rilke - Il mendico tu sei

Il mendico tu sei, che non ha nulla;
la pietra senza asilo; anzi il lebbroso,
espulso in bando co'l sonaglio al collo
dall'abitato, via, di porta in porta.

Nulla possiedi, come nulla ha il vento.
Solo il tuo nome ti riveste, ignudo.
L'abituccio dell'orfano risplende
al conspetto di te: sembra un tesoro.

Poverello tu sei, come la pioggia c
he cade sovra i tetti a primavera;
come la nostalgia del condannato
entro la cella a cui precluso è il mondo,
come l'agonizzante che rivolge
di tra le coltri il fianco, e n'ha ristoro;
come il fiore di campo che dal solco
mulina via per gli errabondi zefiri;
come la mano in cui si versa il pianto.

A raffronto di te, che sono mai
l'uccello intirizzito su la gronda, i
l cane da più giorni senza cibo,
l'animale obliato in prigionia,
che si smarrisce in tacito cordoglio?

A raffronto di te, che sono mai,
negli asili notturni, i poverelli?
Piccole pietre; Macine da nulla:
che un po' di pane, tuttavia, lo frangono.

Il più misero sei dei senza-tetto,
il mendicante che nasconde il volto,
l'immensa rosa della Povertà,
l'arcana metamorfosi perenne,
che cangia l'oro in folgorio di sole.

Tu sei l'esule eterno e silenzioso,
che non ritrova più le vie del mondo.
Urli nella bufera. Arpa distesa,
alla quale ogni musico s'infrange.

mercoledì 6 maggio 2009

Federico Garcìa Lorca - potessero le mie mani sfogliare

Pronunzio il tuo nome
nelle notti scure,
quando sorgono gli astri
per bere dalla luna
e dormono le frasche
delle macchie occulte.
E mi sento vuoto
di musica e passione.
Orologio pazzo che suona
antiche ore morte.

Pronunzio il tuo nome
in questa notte scura,
e il tuo nome risuona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della dolce pioggia.

T'amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha mai questo mio cuore?
Se la nebbia svanisce,
quale nuova passione mi attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!


Yo pronuncio tu nombre
en las noches oscuras,
cuando vienen los astros
a beber en la luna
y duermen los ramajes
de las frondas ocultas.
Y yo me siento hueco
de pasión y de música.
Loco reloj que canta
muertas horas antiguas.

Yo pronuncio tu nombre,
en esta noche oscura,
y tu nombre me suena
más lejano que nunca.
Más lejano que todas las estrellas
y más doliente que la mansa lluvia.

¿ Te querré como entonces
alguna vez ? ¿Qué culpa
tiene mi corazon?
Si la niebla se esfuma,
¿ qué otra pasión me espera?
¿ Será tranquila y pura?
¡¡ Si mis dedos pudieran
deshojar a la luna !

domenica 5 aprile 2009

Mario Benedetti - corazon coraza

Cuore corazza
Perche' ti ho e non ti ho
perche' ti penso
perche' la notte sta con gli occhi aperti
perche' la notte passa e dico amore
perche' sei venuta a raccogliere la tua immagine
e sei meglio di tutte le tue immagini
perche' sei bella dai piedi fino all'anima
perche' sei buona dall'anima fino a me
perche' ti nascondi dolce nell'orgoglio
piccola e dolce
cuore corazza
perche' sei mia
perche' non sei mia
perche' ti guardo e muoio
e peggio, muoio
se non ti guardo amore
se non ti guardo.
perche' tu sempre esisti ovunque
ma esisti meglio dove ti amo
perche' la tua bocca e' sangue
ed hai freddo
debbo amarti amore
debbo amarti
malgrado questa ferita dolga come due
malgrado ti cerchi e non ti trovi
e malgrado
la notte passi ed io ti abbia
e non.

Corazón coraza
Porque te tengo y no
porque te pienso
porque la noche está de ojos abiertos
porque la noche pasa y digo amor
porque has venido a recoger tu imagen
y eres mejor que todas tus imágenes
porque eres linda desde el pie hasta el alma
porque eres buena desde el alma a mí
porque te escondes dulce en el orgullo
pequeña y dulce
corazón coraza
porque eres mía
porque no eres mía
porque te miro y muero
y peor que muero
si no te miro amor
si no te miro.
porque tú siempre existes dondequiera
pero existes mejor donde te quiero
porque tu boca es sangre
y tienes frío
tengo que amarte amor
tengo que amarte
aunque esta herida duela como dos
aunque te busque y no te encuentre
y aunque
la noche pase
y yo te tenga
y no.

venerdì 3 aprile 2009

Nino Velotti - Lifting

LIFTING

Venisti a nozze acerba e proibita
Il faccino fiorente, il corpo tornito
ad uno sposo calvo e quasi ricco
Padre consenziente
Né più il canto tuo d'usignolo triste
accudiva nonne isteriche
che parlavan di massacri e rosari,
Né più ti corteggiavan spavaldi
giovinetti in illeciti conviti.
Lontana da genitori apatici
ipocondrici pianoforti
consumavi il tuo matrimonio
in un appartamento senza cortili
e tosto partorivi senza grida
piccoli balocchi da coccolare
e da sfamare.
E le pulizie, le strisce
del pavimento gli aborti
clandestini, i capelli
decolorati, le smagliature
i telefoni e le scenate
legata alle tue piccole
cose senz'anima.
Ma adesso
non più fotografie viste da altri
par di vederti
Graziosa più che mai
flagellata da solchi infertili,
Al tuo insensato supplizio
di un tempo e di uno spazio mai occupati
né creme né belletti
né diete anoressiche
né inconsunti amanti
né l'opra che non vanti
né l'amor della progenie
Né Dio
recan aiuto.
Lifting al tuo viso
Lifting al tuo passato
Te, granello di Sole
invecchiato.

venerdì 6 marzo 2009

Dario Bellezza: Il Delitto Sarà Consumato Domani

Mentre aspetto scrivo:
chi aspetto mi aspetta
di vedermi spuntare per la strada
di fango, verso l'ubbie della notte
calpestando nel cielo le nuvole
serene dopo la pioggia stanca
di marzo misto a scirocco
e tramontana. La nuova versione
di me non è più possibile ascoltarla;
la memoria ha fatto piazza pulita
e il cuore si è fermato in un attimo
scabroso. Rimane solo la vernice
per sporcare la porta di rosso
sangue; il delitto sarà consumato
domani.

lunedì 5 gennaio 2009

per fortuna sono iconoclasta

L'orca - Alda merini

Poichè mi rapisci
all'ombra del mio destino
come foglia di lauro che
si converte in acqua
e cade nel tuo fiume.
Il fango del tuo abbandono
è figlio di un Dio impostore
che non può avare figura.