martedì 4 agosto 2009

Donchisciotte nella valle della luna



È un po’ di tempo che non scrivo, e l’altro giorno ci stavo pensando: gli ultimi post, per non dire tutti, parlano del mio passato amore. Pensavo non senza soddisfazione che le cose che ho scritto, benché riconoscibili come mie, sembrano parlare di un’altra vita, di un passato che –finalmente- è andato. Sono stato paziente o forse allo strenuo delle forze, comunque sia ho atteso che la tempesta di sentimenti del momento fosse passata, che non avesse il sopravvento. Come al solito questa forma di auto contenimento comporta un distacco spesso disumano dai miei stessi sentimenti, e dopo inevitabilmente qualche pezzo di storia si perde: ripensando all’ultimo anno ci sono un sacco di vuoti, eppure devo aver fatto un bel po’ di cose (dovrei dire un bel po’ di divertissement?). Ho accettato per quanto possibile lo stato delle cose cercando di non incolparmi troppo per la scarsa lucidità e padronanza degli eventi con cui ho condotto recentemente la mia vita. Sono stato anche tanto sfortunato, per la verità, e mi sono sentito tremendamente – fottutamente – solo.
Ma sono sopravvissuto, e questa banale constatazione mi rende stupidamente orgoglioso e contento. Metto da parte per un momento i pensieri su tutto ciò che mi manca e che vorrei, questa fame tormentosa che mi spinge a cercare sempre qualcos’altro e che spesso sembra non avere senso, oltre che essere causa di tensione e di frustrazione.
Ma nella valle incantata dove mi trovo adesso voglio piantare una pietra miliare, mettere un punto e guardarmi intorno per capire da dove ripartire.
Qui il paesaggio della Gallura prende forme monumentali, la valle è racchiusa da alte rocce granitiche che spesso prendono forme bizzarre e imponenti, come il disegno di un architetto neoromantico. È colonizzata dagli hyuppies, e si dice che nelle notti di luna piena sia illuminata a giorno. Io mi sono letteralmente arroccato sopra un castello di massi dove scorgo non una vita piena, ma uno scorcio, sia della valle dietro che del mare che sta davanti.
Arrampicandomi fin quassù ho visto i due turisti tedeschi di prima scopare in una poltrona rocciosa a pelo d’acqua, incastrata in un’insenatura seminascosta (speravano di non essere visti, o il contrario?). Qui, come nella mia mente, tutto è distante, meno che la Natura nella sua espressione più astratta e potente. Il mondo è le persone sono stati così separati da me, che pure mi sono lanciato nel bel mezzo, straniero in mezzo agli uomini, straniero prima ancora a me stesso.
E nonostante i buoni propositi sono stato nei miei confronti un nemico più che un amico. Credo che questo sia un risvolto tipico di quelli che come me prendono tutto come sfida e abusano (nel senso di usare male) dell’idea di doversi mettere sempre alla prova, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, per timore di sprofondare nell’inedia e nel disinteresse. In questo bisogna stare attenti – forse essere un po’ paraculi: se non sai per niente in che direzione andare, o se prendi a modello una situazione inaccessibile, la sconfitta è presto servita. Così forse si innesca un circolo vizioso che va dal mettersi alla prova alla frustrazione per la sconfitta – io mai così sconfitto come ora – passando per i più feroci biasimi.
Il fatto è che io sono anche un pervertito sognatore.
Voglio questo incanto, voglio questa luna che accende la valle, e voglio la bellezza di tutto questo riflessa in me. Dirò di più: voglio essere come la luna, bello per quanto sia distante, amante sdolcinato e crudele del mare che tu credi di tenere al guinzaglio e invece sei soltanto vinto dal suo magnetismo insonne, dal mistero di lei che è incapace di voltarsi indietro a guardare oltre le sue stesse spalle. Vivo forse di modelli affettati e insignificanti?
Sarà, ma non me la sento per adesso di smettere di inseguire i miei sogni, e d’altra parte non ne ho altri di riserva né altri più adeguati o convenienti. Qualche lettore sagace e disincantato – o forse la vocina ipocrita e prostituta della razionalità – potrebbe sarcasticamente domandarmi se ci sono, tanto per non farci mancare niente, dei mulini a vento contro i quali ho intenzione di combattere.
Non vorrei deluderli, ma sto ancora cercando di scovare il demone malefico che ha cercato di sottrarre la bella radiosità del meriggio estivo ai miei domani. Lo troverò, e quel giorno ne vedremo delle belle.

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