"verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare" Matteo 12,25
L'ennesimo postilla di questa storia sensa senso. Lo so che ingannevole è il cuore, più di qualunque altra cosa, più dei fumi dell'alcol, più dei curiosi solchi che spuntano sul mio viso. Ma la mia mano chirurgica vacilla. Non di fronte alla sua richiesta di-per-sè; so cosa preferisco fare in questi casi, e lo faccio: gli ho negato l'incontro che mi ha chiesto. A che pro?
L'effetto è stato corroborante: mi sono sentito di nuovo un fighter.
M. sostiene che questa conferma - che non si era dimenticato di me, che aveva ancora qualche cosa da voler condividere - abbia ridato una sferzata alla mia autostima. Sarà vero, eppure io sto ancora qui, a chiedermi come abbia potuto lasciar cadere quella cortina di silenzio e di inganno, come abbia potuto lasciarmi realmente solo, di fronte allo stupore di una separazione decisa per istinto di sopravvivenza.
I più tendono a giustificarlo: l'ho lasciato io, perchè mai avrebbe dovuto osservare un comportamento corretto? perchè mai dovrebbe assumersi le proprie responsabilità? Sul finire delle relazioni, certe cose sono quanto meno comprensibili...
Intanto io rimango in uno stato di limbo, su quest'eremo dalla vista magnifica, nell'abbazia esposta all'aria tersa e rarefatta dell'altura, proprio nel momento in cui il primo bagliore dell'alba, venuto da chissà quanto lontano, l'invade e seduce. Stato di speranza, dove tutto è potenzialità immaginata. La vita, però, è da un'altra parte, e magari non sta tanto lì ad aspettarmi. Inutile ingannarmi, questa posizione mi piace. Tutto preso da me, non provo altro che il mio dolore: sono attore e spettatore. Mi masturbo con la conta delle cose che mi mancano, gioco con la seduzione del lacrimone innocente del bimbo incolpevole. Dovrei soltanto trovare le energie per muovere i primi passi verso l'esterno, verso l'altro.
"ma tira giù quel velo, il velo, il velo" [ Un regalo di compleanno - Sylvia Plath]
E voglio che il mio posto in questo mondo non sia sempre e solo autoreferenziale. Voglio scendere dal monte e ritornare nel ciclo del samsara. E voglio diventare più intelligente.
Leggo di Lui, un uomo che ha fatto miracoli, e mi rendo conto che l'ultima cosa al mondo che so fare è perdonare. Ecco un'altra traccia da seguire, col mio naso di cane da tartufo.
Mi immagino quel giorno: io che mi alzo una mattina, fuori un lago che non fa più paura. Discendere il pendio in un istante inconsapevole, fermarmi un attimo a guardare la riva. Capire che il passato non è una catena, ma una scala di Escher dalle infinite vie di fuga.
E quel giorno anch'io camminerò sull'acqua.
L'effetto è stato corroborante: mi sono sentito di nuovo un fighter.
M. sostiene che questa conferma - che non si era dimenticato di me, che aveva ancora qualche cosa da voler condividere - abbia ridato una sferzata alla mia autostima. Sarà vero, eppure io sto ancora qui, a chiedermi come abbia potuto lasciar cadere quella cortina di silenzio e di inganno, come abbia potuto lasciarmi realmente solo, di fronte allo stupore di una separazione decisa per istinto di sopravvivenza.
I più tendono a giustificarlo: l'ho lasciato io, perchè mai avrebbe dovuto osservare un comportamento corretto? perchè mai dovrebbe assumersi le proprie responsabilità? Sul finire delle relazioni, certe cose sono quanto meno comprensibili...
Intanto io rimango in uno stato di limbo, su quest'eremo dalla vista magnifica, nell'abbazia esposta all'aria tersa e rarefatta dell'altura, proprio nel momento in cui il primo bagliore dell'alba, venuto da chissà quanto lontano, l'invade e seduce. Stato di speranza, dove tutto è potenzialità immaginata. La vita, però, è da un'altra parte, e magari non sta tanto lì ad aspettarmi. Inutile ingannarmi, questa posizione mi piace. Tutto preso da me, non provo altro che il mio dolore: sono attore e spettatore. Mi masturbo con la conta delle cose che mi mancano, gioco con la seduzione del lacrimone innocente del bimbo incolpevole. Dovrei soltanto trovare le energie per muovere i primi passi verso l'esterno, verso l'altro.
"ma tira giù quel velo, il velo, il velo" [ Un regalo di compleanno - Sylvia Plath]
E voglio che il mio posto in questo mondo non sia sempre e solo autoreferenziale. Voglio scendere dal monte e ritornare nel ciclo del samsara. E voglio diventare più intelligente.
Leggo di Lui, un uomo che ha fatto miracoli, e mi rendo conto che l'ultima cosa al mondo che so fare è perdonare. Ecco un'altra traccia da seguire, col mio naso di cane da tartufo.
Mi immagino quel giorno: io che mi alzo una mattina, fuori un lago che non fa più paura. Discendere il pendio in un istante inconsapevole, fermarmi un attimo a guardare la riva. Capire che il passato non è una catena, ma una scala di Escher dalle infinite vie di fuga.
E quel giorno anch'io camminerò sull'acqua.

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