Facile disdire tutti gli appuntamenti. Sono bravo in questo.Ma ieri avevo bisogno di girare in centro da solo, volevo recarmi in alcuni posti di Roma che avevo incontrato durante la lettura degli ultimi due romanzi. Uno di questi, forse poi ne parlerò, mi ha letteralmente straziato. Entrambi parlano di perdita e distacco, e di quanto sia gravoso e opprimente il dolore di stare lontano dal corpo della persona amata, o magari del solo fatto di non avere più una persona nella propria vita. Prima c'è, poi no. Magari anche per scelta. Questa onnipresente scelta che sembra dare al tutto una veste di razionalità, è una parola che esce dalla mia testa e rimbomba sui muri per poi tornare a colpirla, la testa.
Il peso di questa mia scelta e le conseguenze che ha avuto mi sono piombati addosso proprio nel momento in cui ho realizzato di non avere più A. nella mia vita. Non fisicamente. Non il corpo.
Il suo fantasma resta sempre dov'è, logorroico.
"Un erpice che scava nelle cose" dice Alda Merini, o come nel pluri-raccontato-in-famiglia scherzo telefonico di mia zia ispirato a Tina Pica: "ahhg i torcinelli.... i torcinelli.. lo sai che sono? sono quelle cose che girano, girano e ti vanno in culo. Stronzo!"
Mi sto chiedendo da un pò cosa ci sta tra un corpo che puoi toccare e che parla, e un fantasma che parla e a volte pare ti sfiori. Quel qualcosa che avverti esserci, che è altro da te, come il corpo che ti viene dato per una volta o per sempre, ma va al di là di esso. Quella cosa a cui rimandano le parole, e che è infinitamente più sostanziale di esse.
E siccome non sono tra quelli che pensano che tutto il mondo sia una proiezione della propria mente, soprattutto a causa dei sensi che sono limitati e fallaci, devo concludere che ci sia l'anima, di mezzo.
Intanto che incanto passeggiare per Roma non appena è calato il sole. Vorrei leccare queste strade palmo a palmo. E vorrei eiaculare sopra i muretti e sotto l'arco dei portoni.
Sulla scia di questa sensazione arrivo in via di Santa Maria dell'Anima, per vedere dove, forse per pura invenzione, si sono baciati anni fa i due amanti raccontati da Aciman. Lui dice che quel bacio resterà per sempre in quel posto. Sarà dietro l'ambasciata brasiliana? O davanti alla casa con l'edera, ammesso che ci stava pure venti anni fa? Vorrei scrivergli una mail per chiedergli, magari in una maniera meno delirante di questa, se lui ha trovato un senso. Che non è certo un misero pensiero mai condiviso con cui termina il romanzo. Spero di non aver capito un cazzo, allora.
Per un attimo penso che è uno scristo stare da soli a Roma. Ma poco dopo cedo alla tentazione di tornarmene nel mio buen retiro, dove sono Demiurgo con quattro soldi.
Così m'imbatto nella chiesa di Santa Maria dell'Anima, con questa curiosa iscrizione sotto il timpano.
Speciosa facta es. In seconda persona, secca. Rivolta direttamente alla madonna. Mi chiedo se l'irriverente autore sia stato il Sansovino, che ha realizzato la facciata, o il committente.
Tu sei cose straordinarie. Tu si na cosa grande pe' mme.
Più tardi su internet avrei scoperto che si tratta dell'antifona di un mottetto medievale, non so se appartenga originariamente ad un salmo o ad una scrittura.
Speciosa facta es, et suavis in deliciis tuis.
L'ho associata così al Magnificat anima mea, il cantico del vangelo di Luca con cui la madonna ringrazia Dio per aver dato al suo popolo libertà e il suo figlio nascituro. Il cantico merita una menzione, tanta ne è la bellezza...
"L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote."
Eleva la mia anima, amore. Forse non hai neanche bisogno di conoscerla, come invece ti ho sempre chiesto di fare.
Come non pensare alla Madonna del Magnificat di Botticelli, davanti alla quale A. ebbe una mezza sindrome di Stendhal, con quell'intreccio di mani e quella prospettiva spirale? Un vortice, stavolta, che scava nelle cose. Eppure il significato religioso è del tutto assente. Solo forma.
"Dammi tu la chiave di volta che dà forma alla sostanza e sostanza alla forma" scrivevo una volta in uno di quei deliri scolastici che sono le mie poesie. Accozzaglie di parole che si muovono su binari iperclassici. Che odio talmente e di cui sono così geloso, che le brucio, per non cedere alla tentazione di peggiorarle con il mio piglio pefezionista.
Lo avevo divinizzato. E dopo lui aveva divinizzato me. Poi dell'anima ce ne saremmo scordati, forse per questo sono caduto. Sono forse un idolatra?
Alle undici di sera sono tornato tra gli esseri umani, forse più per autoconvincimento, e sono andato a ballare con amici. Avevo voglia di scopare. Così visto che non ho trovato compagnia adatta, tornato a casa ho fatto un giro tra internet e rubrica e dopo neanche mezz'ora un ragazzo che abita qui vicino me lo stava succhiando alle sette del mattino.
Ero quasi sospeso tra veglia e sonno, quando per un momento ho sentito il desiderio fortissimo di assaggiare il mio sperma. Ho provato quasi invidia per lui, che con estrema facilità avrebbe potuto deglutirlo senza neanche farsi uscire il cazzo dalla bocca.
Probabilmente la sede della mia anima è il cazzo. Eleva la mia anima, cioè succhiami bene il cazzo, e io eleverò la tua. Scherzo.
Va bene che sono in una fase narcisistica, forse di recupero o riflessione o regressione, ma ho voglia di toccare un'altra anima, quello che il corpo e le parole non bastano a spiegare, e che le azioni e i ricordi non servono a comprendere.
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